Sindrome di Tourette – Storia, sintomi e sviluppi

Scopriamo meglio di che cosa si tratta.

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Vi è mai capitato di incontrare una persona che all’improvviso ha scatti delle braccia, compie piroette, lancia oggetti ed inizia a dire parole volgari o insulti senza alcuna ragione? Ecco, si è di fronte ad un “tourettico”, ossia un soggetto affetto dalla Sindrome di Tourette.

Come descrive il celeberrimo neurologo Oliver Sacks ne “Un antropologo su Marte”, la Sindrome di Tourette è stata osservata in tutte le culture e gli strati sociali.

Addirittura, quasi 2ooo anni fa Areteo di Cappadocia, parlava in alcuni suoi scritti di soggetti “in preda a contrazioni, smorfie, o che imprecavano e bestemmiavano involontariamente”.

Descrizioni di un disturbo compulsivo assimilabile a un tic, sintomo della sindrome, sono rintracciabili ancora nelle opere di Aulo Cornelio Celso (De Medicina), Claudio Galeno (De locis affectis), Avicenna (Il canone della medicina) e di molti altri, senza che però ne siano chiare le cause.

Anche la letteratura cominciò ad annoverare personaggi affetti da manifestazioni ticcose: Domiziano, nelle Vite dei Cesari, il poeta e letterato Samuel Johnson, il signor Caton de Il giardiniere galante di Dancourt e Molière.

Nella Francia dell’Ottocento, grazie a un nuovo approccio all’indagine medica e al neonato interesse per lo studio del cervello, la sindrome viene sottoposta a uno studio e un’analisi più rigorosi.

Per la descrizione clinica si dovette aspettare il 1885, quando George Gilles de la Tourette ( allievo di Charcot ), raccolse questi resoconti storici insieme alle osservazioni che egli stesso aveva fatto su alcuni pazienti.

La SdT (Sindrome di Tourette) da lui descritta era caratterizzata da tic nervosi, dall’imitazione o ripetizione di parole ( ecolalia) o azioni altrui ( ecoprassia) e da imprecazioni ed oscenità verbali involontarie o compulsive ( coprolalia).

Per chi soffre di questa Sindrome, sembra di essere “posseduti” e senza dubbio nel Medioevo questa patologia fu a volte interpretata in modo letterale come “possessione”.

Tuttavia, la SdT fu considerata un disturbo “morale” e non una malattia organica, espressione di debolezza della volontà;tra gli anni ’20 e gli anni ’60, fu vista come una malattia psichiatrica da curare con la psicanalisi o la psicoterapia. Entrambi gli approcci si rivelarono inefficaci.

Poi, vi fu un cambio di rotta e la Sindrome iniziò ad essere considerata come una patologia biochimica, il risultato di uno squilibrio dei livelli cerebrali del neurotrasmettitore “dopamina”.

Circa la metà dei soggetti con Sindrome di Tourette, presenta problemi di scarsa attenzione ed a volte anche iperattività, mentre l’altra metà un disturbo ossessivo di controllo.

La sintomatologia si caratterizza,quindi, per tic motori e vocali. Il tic motorio,ad esempio, può essere causato da:

-un’anomalia ormonale;
-una risposta ad un malfunzionamento degli apparati neurali connessi ai cinque sensi;
-effetto carente di riflessi della prima infanzia o della vita intrauterina;
-può avere origine metabolica.

L’esempio più noto di una persona che avrebbe tratto vantaggio da alcuni comportamenti ossessivi-compulsivi è Samuel Johnson, un letterato inglese del XVIII secolo che probabilmente aveva la sindrome di Tourette: egli scrisse nel 1747 un dizionario della lingua inglese ed è stato un prolifico scrittore, poeta e critico letterario.

Guardando all’età contemporanea, possiamo citare Tim Howard, portiere del Everton F.C e André Malraux scrittore e avventuriero francese.

La sindrome di Tourette è un disturbo neurologico che può avere diversi livelli di gravità. La maggioranza dei casi si presenta comunque in forma lieve e non richiede nessun trattamento specifico.

In questi casi, l’impatto dei sintomi sulla vita della persona può essere lieve, al punto che osservatori casuali potrebbero non accorgersi nemmeno della loro condizione. La prognosi è positiva, ma una minoranza di bambini con la sindrome presentano tuttavia una serie di gravi sintomi che persistono in età adulta.

Uno studio effettuato su 46 soggetti a 19 anni di età, ha evidenziato che nell’80% dei casi i sintomi impattavano lievemente sulla loro vita, mentre nel restante 20% la influenzavano moderatamente.

La condizione nella maggior parte dei bambini migliora con la maturità. Al momento della diagnosi i tic potrebbero essere al livello più alto della loro gravità e spesso migliorano in seguito.

Statisticamente l’età di massima severità dei tic è di solito tra gli otto e i dodici anni, con la maggior parte delle persone che sperimentano una costante diminuzione della loro severità e che spesso terminano durante l’adolescenza.

Uno studio non ha mostrato alcuna correlazione tra la severità dei tic e l’inizio della pubertà, in contrasto con la credenza popolare che i tic aumentassero alla pubertà. In molti casi, una remissione completa dei sintomi si verifica dopo l’adolescenza.

Indipendentemente dalla gravità dei sintomi, le persone con la sindrome di Tourette hanno una durata di vita normale. Anche se i sintomi possono essere permanenti e cronici per alcuni, la condizione non è degenerativa o pericolosa per la vita. L’intelligenza è normale, anche se ci possono essere difficoltà di apprendimento.

Attualmente il percorso farmacologico prevede l’impiego di farmaci neurolettici, nei casi gravi, per inibire o controllare la frequenza dei tic e il turpiloquio. Ma sempre di più si tende ad associare a questo percorso, anche uno ti tipo educativo per aiutare il soggetto a metabolizzare la sua condizione e a superare le paure nel non venir accettato.

Un ambiente famigliare positivo, fornisce agli affetti dalla sindrome maggiori possibilità di gestire la malattia. Le persone con la sindrome di Tourette possono imparare a camuffare i tic socialmente inappropriati o incanalare l’energia dei loro tic in uno sforzo funzionale.

Sempre di più occorre porre l’accento sul fatto che un individuo non è la sua malattia, quando ci capiterà di incontrare un tourettico fermiamoci a riflettere sul fatto che dietro un tic c’è tutta la sofferenza emotiva per la manifestazione dello stesso.

La normalità, l’andare a lavoro, l’andare a fare la spesa senza venir considerati un “fenomeno da baraccone” è il sogno di chiunque ma lo è di più per chi convive con un compagno di viaggio così particolare.


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